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I diritti al tempo della crisi

Oltre la logica dei tagli è possibile ripensare il welfare di comunità come un investimento e non come una spesa superflua?
E’ possibile potenziare i servizi sanitari del territorio al di là delle logiche economicistiche?

Il candidato sindaco per la coalizione del centro sinistra Giuseppe Stellato risponderà a tutte le domande che verranno poste sulle politiche sociali e sanitarie da operatori sociali, operatori sanitari, cittadini e giornalisti presso il Comitato elettorale in Via Galatina, angolo piazza San Francesco.

La drammatica situazione delle politiche sociali e sanitarie non è causata solo dalla riduzione delle risorse pubbliche quale conseguenza della crisi economica che ha colpito il paese e che pesa maggiormente sul nostro territorio, ma risente anche del processo di trasformazione del profilo culturale del welfare che sta determinando un vero e proprio stravolgimento dei diritti che fin qui abbiamo fortemente tutelato. I diritti alla salute, al lavoro, all’istruzione, alla casa, all’inclusione sociale, alla dignità di un’esistenza fatta di socialità, affetti, relazioni, sono negati nella loro esigibilità. E’ passata l’idea che il welfare rappresenti un costo superfluo e così la già grave situazione di instabilità e di incertezza oltre che di mancanza di sviluppo rischia da noi di aggravarsi ulteriormente. Si colpiscono le fasce più deboli della popolazione proprio nel momento in cui cresce il disagio economico e sociale e si dovrebbero potenziare i servizi non solo per ragioni di solidarietà, ma anche per favorire l’economia. Con lo smantellamento del sistema dei servizi vengono di fatto messe in discussione le tante esperienze e realtà che hanno garantito la prevenzione della malattia e del disagio, il contrasto delle disuguaglianze, la promozione delle pari opportunità e la valorizzazione delle differenze, l’attivazione di percorsi di emancipazione e di autonomia delle persone, la creazione di spazi accessibili di relazione ed accoglienza, il superamento di ogni forma di istituzionalizzazione. Cancellando queste esperienze, oltre a lasciare sole migliaia di donne e uomini in difficoltà, si cancella un enorme bagaglio di competenze che in questi anni non è servito solo a tutelare e promuovere i diritti dei più fragili, ma in molte occasioni ha aiutato le nostre città a essere più solidali e più giuste, ad accogliere e prevenire nuovi conflitti sociali, a garantire più legalità, a contenere la spesa pubblica. Ad essere attaccata dalle fondamenta è l’idea stessa che ha ispirato il sistema di welfare: i servizi non sono più considerati infrastrutture di promozione sociale ma, insieme ai beni comuni e alla conoscenza, diventano terreni di conquista molto appetibili per il mercato. Risparmiare significa quindi privatizzare. I modelli dei servizi falsamente rappresentati come strategia di contenimento dei costi, attraverso la formula delle RSA, dei nuovi luoghi di contenzione, di segregazione, istituzionalizzazione, ripropongono la medicalizzazione e la farmacologizzazione dimenticando il valore dei legami e delle relazioni nella cura. Nella spinta complessiva alla privatizzazione il carico delle difficoltà viene nuovamente riversato sulle famiglie e, al loro interno, in modo particolare sulle donne che, sempre più espulse dal mercato del lavoro, sono costrette a impossibili mediazioni tra professione e responsabilità familiari.

Chiediamo quindi al candidato sindaco:
 quanto sia convinto della necessità di portare questi temi al centro dell’attenzione e dell’agire politico per produrre a livello locale proposte alternative ai tagli indiscriminati, accogliendo le persone nella loro complessità di aspettative, bisogni e desideri ed evitando di rispondere alla crisi generando nuove emergenze e costi aggiuntivi a medio e lungo termine;
 quanto sia disponibile ad accogliere un modello che, ispirato al paradigma dello sviluppo sociale locale, sperimenti approcci, strade, processi concreti di costruzione di quel welfare di comunità, quale fattore di redistribuzione della ricchezza nella sua accezione più ampia e soprattutto volano di un grande investimento per l’innovazione nelle società e la crescita dei territori e delle collettività, al quale associare temi quali la cittadinanza responsabile, il consumo critico, la partecipazione e l’autorganizzazione nelle imprese;
 quanto sia disponibile a sostenere la (ri) nascita di forme integrate di lavoro sociale nelle quali l’universalità e l’inviolabilità dei diritti individuali vengano garantiti dalla capacità degli Enti pubblici e delle organizzazioni sociali di lavorare in sinergia, fuori dai semplici meccanismi di delega o di privatizzazione dei servizi;
 sul tema della sicurezza che viene indicato tra le priorità del programma amministrativo proposto dalla coalizione che la sostiene e nel quale si parla di promuovere un circolo virtuoso fatto di più investimenti e sviluppo, meno disoccupazione e disperazione e più sicurezza, quanto condivide l’idea che le città sicure sono solo le città più giuste e non quelle più militarizzate e quanto condivide l’analisi di Marco Revelli per il quale il racconto prevalente continuando a rassicurare sulla tenuta complessiva del paese, sancisce in maniera definita la separazione tra diritti e sicurezza: se volete sicurezza, rinunciate ai diritti;

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